Dalla bolla #19
Di quando è semplice trovare bellezza e serenità anche al di fuori della vita intima.
La fine della primavera e il principio dell’estate: giugno è stato un mese ricco di bellezza e serenità. Te lo racconto oggi, in questa mattina caldissima, mentre scrivo al buio, seduta sul pavimento, con la schiena contro il muro e il viso rivolto verso il balcone aperto dal quale entra un flebile e incostante soffio d’aria fresca, sperando di alleviare un po’ questa calura.
Se sei in questa bolla da un po’ di tempo, sai già che il mese si è aperto con le ultime giornate del Festival del Libro Borgo d’Autore e con la presentazione del mio saggio di critica letteraria sull’opera di Cesare Pavese, L’amante proibita. Raccontare dell’autore, della sua collina, del rapporto tra paese e città, di cosa significhi abbandonare e poi tornare alle proprie radici, in una cornice1 meravigliosa come quella del cortile interno di un Castello del Quattrocento, è stata un’emozione che davvero non so descrivere con le parole.2

Non è mancato il calore della famiglia e degli amici, né l’entusiasmo da parte di sconosciuti: non dimenticherò mai la signora che mi ha raccontato di essersi trovata lì per caso, assolutamente non intenzionata ad ascoltarmi, e invece poi l’ha fatto e ne è rimasta tanto entusiasta da acquistare il libro anche se di Pavese non conosco niente; oppure la signora – ora che ci penso, sì: tutte donne – che è tornata il giorno dopo allo stand del mio editore perché aveva seguito la presentazione e ci aveva rimuginato tutta la notte.
Sarebbe bastato questo per rendere il mese di giugno splendido, e invece ci sono stati altre cose belle: ho incontrato due cari ex-compagni di scuola che non vedevo da circa undici anni3; ho trascorso del tempo in compagnia di persone che non frequentavo da anni ed è stato gradevole; ho scoperto luoghi del mio territorio bellissimi; ho conosciuto due autrici di cui mi sono innamorata.
Non mi aspettavo assolutamente che il romanzo di Melissa Broder, Death Valley, mi avrebbe colpita così tanto, così nell’intimo. Benché la storia narrata sia decisamente assurda – una donna entra in un cactus, poi il cactus scompare –, ho trovato la narrazione profondamente vera, perfettamente calata nella realtà di sentimenti complessi e giudizi tirannici che spesso riserviamo a noi stesse4 quando veniamo meno ai ruoli per i quali la società ci ritiene conformi. Mi ha sorpresa questo romanzo: nonostante non sia esente da imperfezioni, questa entra immediatamente a far parte delle letture migliori dell’anno.
Chi invece già sapevo mi avrebbe conquistata è Fausta Cialente, autrice del Novecento che ho scelto di iniziare a conoscere a partire dai suoi racconti raccolti in Interno con figure. Il mio preferito è stato, assieme al racconto omonimo, Canzonetta: se hai apprezzato i film di Alice Rohrwacher, Corpo Celeste e Le pupille, troverai meravigliosa questa storia. Inoltre, ho amato la compagnia di Cialente – un racconto al giorno, dunque circa un paio di settimane – anche perché mi ha ricordato la scoperta della scorsa estate, Anna Maria Ortese, e quanto fu folgorante.
La luce che bagna Napoli
Per quanto si tratti di un ritratto impietoso e crudo della città, ciò che mi resta impressa a fine lettura è la luce: quella che risplende nello studio medico dove si reca Eugenia e nella quale è immersa mentre succhia, ribelle, una caramella in attesa delle lenti; quella delle luci di Natale a casa di Anastasia; quella che entra, flebile, nel Monte de…
Libri, film, eccetera di giugno
Vorrei consigliarti ancora qualche altro libro che ho letto durante quest’ultimo mese: Vita immaginaria di Natalia Ginzburg, che assieme a Le piccole virtù e a Mai devi domandarmi compone il terzetto di scritti e saggi brevi usciti su giornali e riviste dell’autrice piemontese.
Sul filone di Death Valley, ma con elementi ancor più assurdi, ti consiglio l’ultimo romanzo tradotto di Can Xue, La vecchia nuvola fluttuante: lei è la regina del surreale e dell’onirico, se vuoi saperne di più ne ho scritto per Universo Letterario.
Un ritratto crudo e onesto di almeno un paio di generazioni, un romanzo maturo, da leggere soprattutto se all’epoca ti era piaciuto Trainspotting – non sono riuscita a immaginare Gretel diversamente da Mark Renton, anche se si tratta di personaggi molto diversi – e se apprezzi le storie di Bret Easton Ellis: Il respiro del delfino di AN15 è stata una lettura emozionante.
Questi ultimi giorni di giugno li ho trascorsi in compagnia di Marcela Serrano con il suo Il tempo di Blanca, romanzo leggermente sottotono rispetto agli altri suoi titoli che ho letto, ovvero Il giardino di Amelia e Antigua, vita mia. Ti consiglio di leggere quest’autrice cilena, soprattutto se il realismo magico sudamericano è la tua cifra, ma comincia da un altro titolo.
Al momento invece, lasciata Santiago del Cile, sono salpata in Grecia per un viaggio nel Peloponneso in compagnia di Nikos Kazantzakis, con il suo romanzo e reportage di viaggio La mia Grecia.
Sono tornata a guardare un po’ di bei film e in una serata mi sono sinceramente deliziata con Le notti bianche diretto da Luchino Visconti, film del 1957: niente da dire, è perfetto e non c’erano dubbi. Nei pomeriggi afosi del weekend invece ho finalmente recuperato La Chimera (Alice Rohrwacher, 2023) e ho rivisto Call me by your name (Luca Guadagnino, 2017). Naturalmente te li consiglio tutti, li trovi gratuitamente su RaiPlay.
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Dalla bolla è tutto, ci ritroviamo a luglio. ♡
(perdona il cliché)
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Ma come undici anni?! ti starai chiedendo, eppure vivere al Sud significa anche questo: l’esodo dei tuoi coetanei che pian piano si allontanano uno ad uno e chissà se mai torneranno.
Non è un caso che stia scrivendo al femminile, ma se hai letto il romanzo già lo sai.




