Fosse stato per me non avrei mai scelto L’amore che dura: ero incuriosita da Lidia Ravera, ma decisamente più propensa ad acquistare Avanti, parla.
Quella domenica, di ritorno dalla stazione ferroviaria dove avevamo per l’ennesima volta salutato mia sorella dopo le vacanze di Pasqua, ci siamo fermati al centro commerciale. Passo un attimo in libreria, ci metto due minuti, ho detto. C’era l’autofiction di Veronica Raimo che mi fissava dalla vetrina: ho attraversato gli spazi vuoti del locale per raggiungere la sezione narrativa, ho preso Niente di vero, adocchiato qualche altro titolo di narrativa, poi mi sono diretta alla cassa. Se posso darti un suggerimento, ci sono dei titoli nella promozione 1+1 della Bompiani che potrebbero interessarti. Ho visto i titoli che hai osservato, credo di aver capito i tuoi gusti, posso mostrarti un paio di libri? mi ha sorriso la libraia. Le ho detto sì, un po’ titubante. Mi ha mostrato i titoli in promozione, poi mi ha parlato con entusiasmo contagioso di Eva dorme1 di Francesca Melandri e poi del romanzo di Ravera. Sul secondo avevo parecchi dubbi che né la sinossi né l’incipit avevano sciolto. Eppure lo sguardo di quella ragazza era acceso da una fiamma che non ho saputo ignorare: l’ho ringraziata e sono uscita dalla Mondadori con tre libri nella shopper di carta.
Due anni dopo mi ritrovo a leggere L’amore che dura e ripenso con gratitudine a quella libraia che, lo so, stava semplicemente svolgendo bene il suo lavoro, ma non mi ha spinta a comprare dei titoli a caso per fare cassa, ha saputo consigliarmi con cura. A pagina 213 sono arrivata con il fiato corto e un peso nel petto rivelatore di sentimenti sopiti: è il romanzo giusto per me in questo momento della mia vita e non l’avrei mai letto se non avessi dato fiducia alla libraia.
Dare fiducia è una delle capacità più straordinarie dell’essere umano. Siamo in grado di accordare a un altro da noi la possibilità di farci del bene e, di conseguenza, di farci del male. Spogliarci di ogni difesa, mostrarci nelle nostre fragilità e sperare che l’altro sappia prendersene cura assieme a noi. D’altro canto, qualcuno che si fida di noi ci lascia sulle spalle un peso morbido di responsabilità: un carico importante, ma confortevole come un cuscino di piume, perché quando si fa del bene alle persone che si amano, non pesa. Neanche i macigni sono un onere così gravoso.
Ma come si impara a dare fiducia quando si è stati delusi tante volte? E come si torna a fidarsi di chi ci ha feriti? E se mai abbiamo imparato, come facciamo a fidarci? Il mondo è un posto brutto, molte volte. Accadono cose terribili e non possiamo essere così ingenui da credere che a noi non possano succedere, che non ci scontreremo mai contro qualcosa che ci provocherà ferite più o meno profonde. Essere diffidenti è anche un modo per difendersi. Quindi, come si fa?
Personalmente non ho mai fatto troppa fatica a fidarmi delle persone, ma la mia fiducia è stata spesso tradita proprio da coloro ai quali volevo – voglio – più bene: ha fatto male, fa male, è un dolore sordo e costante.
Poi ho capito dov’era il problema.
Non ero io, o meglio, non nella maniera in cui credevo di essere un problema – ovvero: non meriti affetto, non meriti amore, non meriti di essere trattata con rispetto, non sei abbastanza, ecc. ecc.
«Non sei tu ad essere sbagliata, e non è sbagliato chi ti circonda.
L’errore sta nell’affidarsi invece di fidarsi e basta.»
Questo luglio ho dovuto scavare spesso nel passato per ritrovare questo insegnamento che all’epoca mi limitai a capire, ma non applicai.
Ricordo lo sguardo fermo della dottoressa L. dietro gli occhiali, le labbra che si muovevano precise a pronunciare questa verità, nascoste dalla mascherina. Ricordo anche che mi zittii e sentii il pavimento immobile, granitico, sotto le mie scarpe consumate. Quella differenza, che pare impercettibile finché non la si vive, è in realtà liberatoria una volta compresa e accettata – e non è detto che entrambe le cose accadano nello stesso momento.
Me la ripeto come un mantra e osservo il dispiegarsi delle cose attorno a me: ritrovi e ritorni, ferite e dolori. Ma il mondo ha smesso di crollare, anzi, senza l’assolutezza dell’affidarsi sembra che tutto funzioni al meglio. E dare fiducia agli altri è un esercizio meraviglioso d’umanità.
Libri, film, eccetera di luglio
Sulla Riviera del Conero mi hanno accompagnata Almarina di Valeria Parrella, con tutto un carico di dolore che non immaginavo di trovare, e Capelli, lacrime e zanzare di Namwali Serpell che mi ha risollevato l’umore: le prime 200 pagine circa lette in vacanza sono state un tripudio di ironia, assurdità e un pizzico di realismo magico. Tornata a casa e lette le successive 600 pagine ho scoperto una storia molto più complessa, sperimentale, formativa, dal messaggio di fondo decisamente chiaro: è nella natura dell’essere umano essere artefice del proprio destino e declino.
Luglio è stato di per sé un mese pesante come un macigno, quindi ho cercato di colmare il mio bisogno di leggerezza con un romanzo tedesco del primo Novecento, Una bambina da non frequentare di Irmgard Keun: questa piccola protagonista meriterebbe un posto d’onore accanto ad altre due pesti, Pippi Calzelunghe e Gian Burrasca2.
Come tantissimi altri ho trascorso un pomeriggio al cinema per difendermi dalla calura e vedere la versione di Christopher Nolan dell’Odissea: mi è piaciuto? Abbastanza, il finale più del resto. Sicuramente sono felice che questo film abbia avvicinato e incuriosito sempre più persone ai poemi omerici e al mito! A proposito, se cerchi dei consigli di lettura qui ne ho raccolti un po’.
Il film di luglio però è stato Pauline à la plage (Éric Rohmer, 1983): il caldo, l’estate, l’amore, il desiderio, l’adolescenza sono raccontati magistralmente in questa pellicola. L’ami de mon amie (Éric Rohmer , 1987) mi ha invece estasiata per l’uso dei colori, dello spazio, per i dialoghi, in particolare quelli al lago tra Blanche e Fabien. Trovi entrambi i film gratuitamente su RaiPlay.
Se cerchi qualche consiglio di lettura per l’estate, ti lascio qui un carosello che mi sono divertita moltissimo a creare: spero possa esserti d’ispirazione!
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Dalla bolla è tutto, ci ritroviamo ad agosto. ♡
Quello lo lessi poche settimane dopo: aveva ragione, è un romanzo straordinario. Ti lascio qui il mio commento, se ti va.
Uno dei miei libri preferiti da bambina: s t u p e n d o !





