Una cosa che mi spaventa parecchio è che, anche se alquanto raramente, mi capita di formulare nella mia mente pensieri come fossero post su instagram1: ad esempio, il primo gennaio, inebriata dai fumi dell’alcol del sonno, ho visualizzato una foto de La valle dell’Eden poggiata distrattamente sul divano del salotto con la caption ‘capodanno’, proprio scritto così, tra virgolette singole.
Terrificante.
Il modo in cui i social plasmano la mia mente mi disgusta e mi mette in allarme perché, se è vero che è bello ricevere gli stimoli più vari, è anche vero che non voglio snaturarmi in questa maniera. Sì, lo so che si tratta di una cavolata, ma mi ha fatto riflettere su chi sto diventando anche per via dei social.
Ad esempio, sono ormai più di due anni che ho creato il mio spazio su Instagram in cui parlare di libri, in realtà lo facevo anche prima sul mio profilo privato, ma molto meno, e comunque le persone mi chiedevano letteralmente di smetterla e quanto mi scocciava non sentirmi libera di farneticare sui libri! e mi sono chiesta: il mio rapporto con la lettura è cambiato da quando condivido la mia vita da lettrice?
Beh, sì.
Leggo più di prima e con più costanza, sono molto più informata sul panorama editoriale contemporaneo e la mia wishlist si è allungata a dismisura, inoltre c’è da tener conto della bellezza di alcuni confronti che ho avuto il piacere di avere in merito a letture individuali e collettive.
Fin qui tutto bene, tanto di guadagnato. Bellissimo, davvero! Però sarei ipocrita se non parlassi anche degli aspetti negativi.
Leggo di più, sì, ma con più fretta e, di conseguenza, meno intensità; ho la libreria che straborda di libri non letti e a breve non avrò più spazio a disposizione; mi distraggo durante la lettura perché si intrufolano improvvisamente pensieri del tipo “ah, questa citazione è bella, dovrei fare una storia” oppure “ok, nel post dovrò ricordarmi di scrivere questa cosa” e via dicendo. Insomma, un po’ il piacere della lettura si sgualcisce così e a me non sta affatto bene.
Da un po’ di mesi, per rimediare a questa situazione, ho scelto di non farne un problema se non scrivo qualcosa di ogni libro letto2 che poi mi rende anche triste perché comunque vorrei ricordarmi cos’ho pensato leggendo quel libro nel mese x dell’anno y però piuttosto riempio le pagine di appunti e, amen, per ora la risolvo così, anche perché quanto è triste che io senta il bisogno di darmi il permesso di non fare una cosa che non mi va di fare?! così da poter leggere godendomi il libro e basta, senza pensieri né distrazioni. Negli ultimi tempi sto riducendo all’osso anche le storie, o meglio, non mi preoccupo se non trovo niente di condivisibile e sto tentando di fare una cosa davvero importante: riappropriarmi del piacere della lettura lenta.
È tutto il mese che mi trovo a Salinas, in California: ultimi anni dell’Ottocento, poi tutto Novecento. Ho conosciuto Adam da bambino, l’ho osservato mentre costruiva attorno a sé quella corazza d’indifferenza perché costretto a dover accettare il male, poi lasciarla cadere, innamorarsi, ferirsi, ricostruirla e chissà cos’altro ancora accadrà. Ho subìto il fascino di Cathy e poi l’ho odiata, ancora non so se cambierò idea sul suo conto. Ho visto i coniugi Samuel e Liza muoversi dall’Irlanda, abbandonare quel verde, costruirsi una vita circondati dalla terra brulla, vedere i figli lasciare il nido, ma ho anche bevuto whisky ascoltando i racconti di lui, sono stata a mani giunte pregando con lei. Ho pianto… ah, quanto ho pianto! Ho maturato sensi di colpa assieme a Joe, ho sentito il dolore di Dessie dinnanzi a quel terreno natio, ho osservato il suo stesso vuoto. Sono cresciuta con Lee assieme a Caleb e Aron, mi sono meravigliata dei sentimenti giovanili e puri ma non privi di complessità, ho visto la modernità irrompere nelle loro vite. E non ho finito: ho ancora molto altro da scoprire, da sentire.
Certo, so cosa vorresti dire: che queste cose le avrei viste a prescindere dal tempo impiegato per leggerle. E hai ragione, senza dubbio, ma lasciami controbattere: quando viaggi ti accontenti di affacciarti nelle piazze principali oppure preferisci trascorrere del tempo a girarci attorno, magari osservarla seduta su una panchina, lasciandoti travolgere dal luogo?
In sostanza, quello che sto cercando di spiegare, è che il tempo dilata le esperienze, dunque anche il sentire.
In un momento storico come questo, in cui fermarsi è visto come un fallimento e annoiarsi come una colpa, si ripensa con nostalgia al passato, magari arrivando a scavare sino all’infanzia, quando le cose erano circondate da un’aura di bellezza e magia che oggi si fa fatica a ritrovare. Anche leggere, devo essere onesta, era più bello in gioventù, più intenso: avere maggiore tempo libero e minori responsabilità di certo aveva il suo peso. Ma è tutto qui?
Io penso che sia necessario riappropriarsi del proprio tempo, educarsi nuovamente a godere del silenzio, della lentezza, del pensare senza meta. Soffermarsi, riflettere, sentire quelle parole risuonare nella propria mente e nell’anima. E così farle proprie. Goderne.
Cose belle di gennaio
Come raccontavo nello scorso numero della newsletter, la lettura che ha fatto da ponte tra il 2024 e il 2025 è stata La neve del Vesuvio di Raffaele La Capria. Si tratta di un libro particolare, una via di mezzo tra una raccolta di racconti e un romanzo di formazione, in cui si staglia una Napoli luminosa e sfuggente in bilico tra fantasie giovanili e realtà, ancora sull’orlo di un precipizio storico.
Ho iniziato a leggere La valle dell’Eden subito dopo, prima dell’epifania, e John Steinbeck continua ad accompagnarmi: entro nel mese di febbraio con ancora 200 pagine da leggere di questo capolavoro.
Tuttavia nel frattempo ho letto altri tre libri, principalmente perché il romanzo di Steinbeck è un mattone non affatto agile da portare in giro.
Per Universo Letterario ho letto l’esordio di Michele Bitossi Ma io quasi quasi, poi in biblioteca mi sono imbattuta in due romanzi brevi curiosissimi: Dietro la porta di Giorgio Bassani e I peggiori anni della nostra vita di Oreste Del Buono3.
Ho scaricato Fable per le grafiche super carine, ma continuo a preferire Goodreads nonostante i vari limiti: almeno trovo tutti i libri che leggo4 e posso impostare l’edizione che effettivamente ho in lettura.
Purtroppo non ho avuto occasione di andare al cinema questo mese, nonostante le nuove uscite siano accattivanti5, ma ho visto un po’ di film candidati agli Oscar negli scorsi anni.
Tre manifesti a Ebbing, Missouri (Martin McDonagh, 2017) mi ha delusa non poco, complici le aspettative altissime che avevo nei riguardi di questo film, mentre La forma dell’acqua (Guillermo del Toro, 2017) mi ha inaspettatamente colpita positivamente: odio infinitamente, vabbè, diciamo che mi annoiano le storie di fantascienza, ma ho amato questo film. Infine, mi porterò sempre nel cuore il dialogo tra Norman e Stephen nella sala riproduzione in Empire of Light (Sam Mendes, 2022), film che ha pienamente soddisfatto le mie aspettative, da rivedere ancora e ancora.
L’ultima settimana del mese è stata all’insegna del cinema degli anni Ottanta di Woody Allen. Ho recuperato l’acclamato Hannah e le sue sorelle (1986), bellissima commedia in cui ho amato il personaggio interpretato dal regista, Una commedia sexy in una notte di mezza estate (1982), fiaba leggera, dolce e divertente, infine Settembre (1987), capolavoro di scrittura, in particolar modo per i dialoghi che sono di una bellezza rara, film intenso ed essenziale come il cinema che amo.
Presto vedrò anche Manhattan (1979) e sono sicura che scavalcherà in un baleno la classifica dei film del regista che più preferisco6: le aspettative sono altissime anche grazie a questo meraviglioso brano di Soulcè & Teddy Nuvolari che mi accompagna da ormai tredici anni e amo come fosse sempre il primo ascolto.
Dalla bolla è tutto, ci ritroviamo a febbraio.
Capita soltanto a me? Ti prego, dimmi di no.
Ad esempio non ho mai scritto nulla di Oliva Denaro di Viola Ardone, uno dei libri che più ho apprezzato lo scorso anno.
Di questo romanzo non ho ancora scritto nulla e a questo punto non so se lo farò. Oreste Del Buono lo conoscevo soltanto di "fama" in quanto componente marginale del Gruppo ‘63 ed ero curiosissima di scoprirlo: I peggiori anni della nostra vita mi è piaciuto molto perché è un’autobiografia strutturata come una raccolta di racconti, e io ho un debole per le autobiografie e mi affascina lo sperimentalismo, quindi!
Esatto, Oreste Del Buono non l’ho trovato su Fable e nemmeno l’esordio di Bitossi!
A complete unknow, mi riferisco soprattutto a te.
Al momento il podio è questo: Io e Annie (1977), Settembre (1987), Midnight in Paris (2011).







come mi ritrovo nelle tue parole: appena arrivata su Instagram anche io ho notato un "peggioramento" delle mie letture e nel mio rapporto con loro--nel senso che mi sono trovata a ragionare mio malgrado in termini di storie, velocità di post (perché comunque pubblichiamo per essere lette, no?), eccetera. ora penso di aver trovato un equilibrio, o almeno mi piace parlare di libri *anche* a distanza di tempo dalla lettura. l'importante è leggere bei libri e trovare davvero qualcosa da dire 🌸 (ciao Michela!)